UN PONTE TRA GAZA E TORINO – Un progetto didattico della rete Scuola per la Pace Torino e Piemonte

Premessa
A settembre 2025, in occasione del convegno Nello specchio di Gaza, la cultura palestinese e noi, rete Scuola per la Pace Torino e Piemonte, in collaborazione con il Comitato un aiuto per la Palestina, ha presentato il progetto didattico Un ponte tra Gaza e Torino rivolto alle scuole primarie e secondarie di primo grado.
Il progetto proponeva un viaggio nelle tradizioni di diverse culture, a partire da quella palestinese, attraverso l’esplorazione di ninnenanne, filastrocche e racconti veicolati dalle lingue madri, per scoprire in essi elementi di comune umanità tra i popoli.
Alcune donne e bambini dalla striscia di Gaza, attraverso il Comitato, hanno partecipato al progetto inviandoci dei video nei quali intonavano canti della tradizione palestinese.
Hanno aderito al progetto la scuola primaria Sibilla Aleramo, l’I.C. Padre Gemelli e la scuola secondaria dell’I.C. Centro Storico di Moncalieri.
Ogni classe ha declinato le attività in base alla propria realtà e alla fascia di età degli alunni, esprimendosi attraverso elaborati artistici esposti in una mostra interattiva itinerante. La prima esposizione si è tenuta presso la biblioteca civica di Torino I ragazzi e le ragazze di Utøya, con un evento inaugurale il 9 giugno e due successive visite guidate.
Nel mese di settembre la mostra sarà riallestita presso la bocciofila Rami Secchi a Torino: l’inaugurazione si terrà domenica 13 e, durante il periodo di esposizione, saranno organizzati laboratori per bambine e bambini aperti alla cittadinanza.

Finalità
Il progetto ha come finalità il rispetto e la valorizzazione di tutte le culture, attraverso l’esplorazione e l’incontro di quella palestinese con quelle degli alunni; cogliendo somiglianze e differenze, si offrono opportunità di riflessione, di confronto e di arricchimento, nell’ottica dello sviluppo di un dialogo tra i popoli.
Inoltre, il ponte che da Torino raggiunge Gaza vorrebbe aprire sguardi di dignità sul popolo palestinese, che vadano oltre il sentimento istintivo di pietà suscitato dalle immagini di distruzione e violenza provenienti dai territori occupati.
L’intento, come insegnanti, è quello di educare ad una visione profonda che metta al primo posto il riconoscimento della nostra stessa umanità nell’altro; è importante che gli alunni riconoscano la naturale inclinazione di ogni essere umano alla ricerca della felicità e, al tempo stesso, diventino consapevoli dell’esistenza del diritto internazionale che definisce e riconosce in tutti gli esseri umani i diritti fondamentali per la dignità e il benessere di tutte e tutti.

Il progetto nelle tre scuole
L’adesione al progetto da parte dei tre istituti ha permesso uno scambio e un dialogo arricchente tra le tre realtà scolastiche.
Attraverso interviste alle proprie famiglie, gli alunni hanno scoperto e condiviso a scuola canzoni e ninnenanne delle culture di origine. Ogni classe ha approfondito alcuni elementi che, messi insieme, hanno dato vita al ponte: c’è chi ha approfondito il significato della lingua madre, chi ha rappresentato il testo della ninnananna palestinese Yalla-Tnam con gli acquerelli, chi ha messo a confronto i testi e le melodie delle ninnenanne dei propri nonni e quelle delle donne palestinesi; chi ha reinterpretato musicalmente la canzone popolare Atuna Tufuli; i più piccoli della scuola dell’infanzia e della classe prima della primaria hanno partecipato esprimendo il loro desiderio di pace e rifiuto della guerra.
Tra le ninnenanne ascoltate e lette, c’è anche Wiegala, cantata da Ilse Weber a suo figlio e ad altri bambini il 6 ottobre 1944 entrando nelle docce di Auschwitz, per non dimenticare l’olocausto e per riflettere sull’aberrazione umana che si manifesta ogni qualvolta si compia un genocidio.
L’ascolto dei canti in lingua originale ha suscitato curiosità e divertimento negli alunni, oltre ad aprire la riflessione sul significato e sul valore della lingua madre; Andy, dieci anni, ci racconta che lui sente il rumeno nelle mani e nei piedi perché il nonno che vive in Romania coltiva la terra; il suo compagno Youssef sente l’arabo nel cuore perché è la lingua dei suoi genitori, del loro amore per lui, mentre l’italiano è nel suo respiro.

In ogni classe il progetto ha evidenziato la sua caratteristica di trasversalità didattica, coinvolgendo più discipline: italiano, arte, inglese, musica, geografia, storia, educazione civica. È stato anche possibile lavorare in continuità sia verticale, come avvenuto nell’I.C. Padre Gemelli, sia con il territorio proponendo laboratori aperti alle famiglie, come organizzato all’Aleramo con la lettura in più lingue della poesia Pensa agli altri di Mahmoud Darwish e alla Gemelli (articolo della collega Roberta Schiavello).
Nel corso dell’anno scolastico, il progetto ha raggiunto la città di Roma: proprio una filastrocca palestinese sui numeri mi ha messo in collegamento con le registe Giada Cicchetti e Agnese Rizzari, autrici di un film cortometraggio prodotto dall’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio Democratico di Roma (AAMOD); il cortometraggio esplora il materiale d’archivio girato da Monica Maurer in Libano e Palestina tra gli anni ’70 e ’80 del secolo scorso dove dei bambini di un campo profughi intonano proprio una filastrocca in arabo sui numeri.
Contattando le donne a Gaza, abbiamo avuto conferma che la stessa filastrocca è cantata tuttora e Tahreer, fondatrice della scuola sotto la tenda nella striscia di Gaza Small children, big dreams, ci ha mandato un video con i suoi alunni che la cantano per noi.
Ciò che emerge dal testo è come i bambini palestinesi da decenni vivano una quotidianità scandita da elementi di guerra; la filastrocca recita infatti: «Uno è un bastone, due è una pistola, tre ha i denti, quattro trema (o balla), cinque è un cerchio (in alcune versioni è una bomba, in quella di Tahreer una torta di zucchero), sei è triste, sette ringrazia Dio, otto prega, nove è il bastone del nonno, dieci gioca a calcio».
La filastrocca è stata oggetto di un laboratorio di animazione cinematografica offerto dalle registe alla classe quinta della scuola Aleramo, un’opportunità artistica e di cittadinanza meravigliosa.

L’incontro con le donne, le bambine e i bambini palestinesi ha suscitato grande emozione nei nostri alunni e al tempo stesso la consapevolezza che i diritti fondamentali, che dovrebbero essere garantiti universalmente, in molte parti del mondo sono negati. A Gaza è in atto uno scolasticidio tuttavia, quel che emerge tra le macerie è il Sumud, la volontà di resistere con dignità, di continuare a fare scuola anche sotto una tenda o, dove anche questa è negata, sotto un cielo dominato dal ronzio incessante dei droni. Il Sumud non si può spiegare, lo si comprende dalla quotidianità del popolo palestinese; le studentesse e gli studenti della scuola secondaria di Moncalieri, probabilmente con cuori empatici e con la grinta che nasce dal riconoscimento di un’ingiustizia, lo hanno rappresentato artisticamente disegnando una lezione di inglese all’aperto tenuta dalla giovane Arwa e, con la tecnica dei gessetti, una mamma, Nada, mentre intona una ninnannana con la sua piccola tra le braccia in uno spazio sospeso tra la violenza di un incendio di un bombardamento e la speranza di pace di una colomba in cielo.

Torino, luglio 2026
Barbara Strambaci




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