Condivido con voi come ho affrontato il giorno della memoria nella mia classe quinta scuola primaria.
Al mattino abbiamo presentato le leggi razziali attraverso la visione alla LIM di fonti storiche. Abbiamo presentato tutte le categorie discriminate e soggette a persecuzione.
Dopo aver discusso ampiamente anche sul concetto di razza abbiamo proposto un gioco di ruolo: tutti i bambini si sono disposti in riga e ad ognuno abbiamo consegnato un foglietto con un’ identità ( breve descrizione e simbolo tipo stella di David e i vari triangoli). A quel punto abbiamo posto domande progressive sulla perdita di determinati diritti. Ad ogni giro di domande chi perdeva un diritto rimaneva fermo chi lo manteneva faceva un passo avanti. Alla fine sono arrivati con tutti i diritti conservati solo gli ariani.
Ho chiesto loro come si fossero sentiti e se chi andava avanti avesse mai pensato a chi i diritti li aveva persi. Sono emerse interessanti osservazioni specialmente sull’indifferenza, e sulla paura. Però ciò che mi ha fatto venire i mjbrividi é stata un’alunna che, al termine dell’attività, mentre stavamo ritirando i foglietti con le identità, mi ha detto: “Maestra per favore, buttali via, non voglio più vederli”. Il gioco di ruolo le ha fatto vivere la discriminazione sulla pelle e l’ha sentita tutta. Nell’emozione mi sono detta: obiettivo raggiunto.
Nel pomeriggio ho fatto chiarezza sui termini Shoah, olocausto e genocidio presentando poi Primo Levi che già un po’ ricordavano dallo scorso anno.
Leggendo la poesia mi sono soffermata sul monito “perché mai più accada” e facendo vedere come invece sia accaduto, riferendomi ai genocidi passati e a quello in corso a Gaza, riportando i riferimenti ai vari tribunali internazionali e alla commissione ONU per GAZA.
Alla fine su un testo poetico di YAHYA (ragazzo palestinese con cui il Comitato Un aiuto per la Palestina ha i contatti) ho lasciato che ognuno esprimesse le proprie emozioni e i pensieri con la tecnica del caviardage (metodo di scrittura poetica). Vi mando qualche pensiero e un paio di caviardage quasi terminati.
Tra le frasi scritte dalle/gli studenti:
“Sono sopravvissuto e sono poesia”.
“Sofia: Sopravvissuto… forse…dopo tutti i genocidi, un giorno vivrò con delle rose in mano e con una speranza di respirare meglio. Vivrò… vivrò…una bella giornata di pace”.
“David: quando avrò conoscenza della storia vivrò con più aria fresca”
E tanti altri …
Barbara Strambaci

