Comunicato di Scuola per la Pace sul corteo del 31 Gennaio a Torino

La Scuola per la pace sulla manifestazione del 31 gennaio

La Scuola per la pace ha aderito e partecipato alla manifestazione di Torino del 31 gennaio 2026, convocata dal centro sociale Askatasuna, perché l’esistenza degli spazi sociali è essenziale per il nostro lavoro di docenti e la nostra vita di cittadine e cittadini.
Ricordiamo che nel giorno nefasto di “sgombero” di Askatasuna sono state chiuse d’imperio tre scuole, i cui spazi sono stati militarizzati per oltre un mese e mezzo insieme con l’intero quartiere.
La stessa Scuola per la pace è uno spazio sociale creativo e alternativo di produzione di pensiero, cultura e relazioni che promuove momenti di incontro e confronto con diverse realtà, in un contesto generale in cui la frammentazione e l’individualizzazione minano alle radici la coesione e la solidarietà sociale con il rischio di annientare ogni pensiero critico e dissenziente.
Siamo dunque scesi in piazza per rivendicare le nostre pratiche democratiche e la nostra libertà costituzionale di insegnamento, fortemente minacciate da misure come le ispezioni nelle scuole e le circolari che tentano di silenziare il dibattito.
Siamo scesi in piazza perché crediamo che la scuola debba essere un luogo di apprendimento critico e civico, non un’azienda che produce sudditi obbedienti.
Siamo scesi in piazza per solidarizzare con gli studenti minorenni, per quasi un mese agli arresti per essersi opposti alla propaganda di messaggi razzisti presso la loro scuola.
Siamo scesi in piazza contro la guerra europea e la corsa agli armamenti che governanti irresponsabili prospettano come unica soluzione alla crisi e al declino del capitalismo occidentale.
Siamo scesi in piazza per la Palestina, contro un genocidio che consideriamo un abominevole attentato a ogni etica e politica di giustizia.
Siamo scesi in piazza per dire a gran voce che la narrazione di gran parte della classe dirigente, e dei suoi megafoni mediatici, non è la nostra, che noi sappiamo da che parte stare: quella della giustizia sociale, dell’antifascismo, della pace, della libertà di pensiero, parola e opinione, della cura delle relazioni e della natura, del rispetto e dell’amore per il vivente.
La pratica dello scontro con le Forze dell’Ordine, con cui si è concluso il corteo, non ci appartiene: la nostra pratica politica è nonviolenta. E così sono il nostro impegno di docenti e il nostro insegnamento quotidiano attraverso le molte attività di educazione alla pace che da tre anni e mezzo portiamo avanti nelle scuole.
Rigettiamo il tentativo di polarizzare il discorso pubblico e politico strumentalizzando quell’episodio per screditare l’enorme corteo, pacifico e determinato, con il fine di giungere all’inasprimento delle misure di ordine pubblico che già i decreti sicurezza e la legge di contrasto all’antisemitismo stanno predisponendo, per silenziare il dissenso verso un governo guerrafondaio che investe in armi invece che in welfare, che progetta opere inutili come il ponte sullo stretto invece di mettere in sicurezza i territori, che si schiera dalla parte del genocidio, che vuole il controllo sulla magistratura, che prospetta di smantellare i principi costituzionali della Repubblica attraverso l’instaurazione di uno stato di polizia.
In questi giorni molte voci si stanno levando per smascherare la verità dei fatti.
A queste voci aggiungiamo la nostra: invitiamo le/i docenti a non lasciarsi intimidire, a partecipare alle prossime manifestazioni, a continuare a educare ai valori democratici del rispetto e della libertà di espressione, a costruire insieme un grande movimento di resistenza a guerre, repressione e autoritarismo.

La Scuola per la pace Torino e Piemonte

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