La disobbedienza civile delle/gli studenti contro le guerre

Al Liceo Einstein, nell’intervallo, sono state bruciate in cortile le bandiere di USA e Israele.
Secondo la legge è un reato, lo sappiamo.
Dunque le/gli studenti hanno scelto di compiere un atto di disobbedienza civile che non comporta alcuna violenza, alcun danno verso persone o cose, ma che ha una forte valenza simbolica e politica.
Usa e Israele hanno scatenato una guerra illegale contro l’Iran e il Libano che sta incendiando il Medio Oriente e creando una crisi energetica senza precedenti: chi potrebbe negarlo?
Usa e Israele hanno annientato il diritto internazionale che a scuola si insegna insieme con la Costituzione per formare cittadine/i consapevoli. Chi potrebbe negarlo?
Il gesto di bruciarne le bandiere significa che le guerre e i genocidi di coloro che si credono i re del mondo non appartengono a loro, significa ripudiare la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti (art. 11 della Costituzione).
Lo slogan “Noi non ci arruoliamo” a sua volta significa una scelta consapevole per la pace e la giustizia sociale, secondo i valori che a scuola cerchiamo di insegnare.
Mentre il mondo adulto affoga nelle sue contraddizioni e ipocrisie, mentre i potenti della terra stanno conducendo l’intero pianeta sull’orlo della distruzione, la disobbedienza civile delle/gli studenti è dunque un atto di responsabilità e di coraggio, un richiamo alla ragione contro la follia della guerra, come proclamava instancabilmente Erasmo da Rotterdam.
Ai giovani che mostrano di sapere da che parte stare va dunque la nostra solidarietà di docenti pacifisti e antimilitaristi perché il loro ripudio della follia della guerra e dei genocidi, il loro rifiuto di essere complici di politiche di morte e di distruzione sono anche i nostri e il loro aperto gesto di disobbedienza civile ravviva in noi la speranza che la nuova generazione saprà lottare per fermare le guerre e per costruire un mondo più giusto.


19 marzo 2026

Scuola per la pace Torino e Piemonte


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