Presentazione del libro: Ordine nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà di Loredana Guerrieri

Ordine nuovo. Il nostro onore si chiama fedeltà”, di Loredana Guerrieri

5 marzo ore 18
Unione Culturale Franco Antonicelli
Via Cesare Battisti 4b, Torino

Abbiamo conosciuto Loredana Guerrieri circa un anno e mezzo fa in occasione in un incontro sulle donne di destra tenuto a Volere la luna e volentieri abbiamo organizzato, insieme con l’Unione Culturale Franco Antonicelli e con il Coordinamento Antifascista Torino, la presentazione del suo nuovo lavoro sul gruppo neofascista Ordine Nuovo nato alla fine degli anni Cinquanta e scioltosi nel 1973.


Il tema del fascismo e del neofascismo nei suoi aspetti storici, politici e ideologici è di nostro interesse non solo perché strettamente legato alla attualità – anche rispetto a quanto avviene nelle scuole con volantinaggi e vere e proprie incursioni in molti istituti scolastici italiani -, ma anche perché rappresenta un filo conduttore originario del nostro discorso antimilitarista in quanto la guerra è strutturalmente connessa con il fascismo come ben spiega Benito Mussolini nella voce (utilissima per la didattica di storia del quinto anno delle superiori) Fascismo di Arturo Marpicati, Benito Mussolini, Gioacchino Volpe, Enciclopedia Italiana (1932):
Anzitutto il fascismo, per quanto riguarda, in generale, l’avvenire e lo sviluppo dell’umanità, e a parte ogni considerazione di politica attuale, non crede alla possibilità né all’utilità della pace perpetua. Respinge quindi il pacifismo che nasconde una rinuncia alla lotta e una viltà – di fronte al sacrificio. Solo la guerra porta al massimo di tensione tutte le energie umane e imprime un sigillo di nobiltà ai popoli che hanno la virtù di affrontarla. Tutte le altre prove sono dei sostituti, che non pongono mai l’uomo di fronte a sé stesso, nell’alternativa della vita e della morte. Una dottrina, quindi, che parta dal postulato pregiudiziale della pace, è estranea al fascismo; così come estranee allo spirito del fascismo, anche se accettate per quel tanto di utilità che possono avere in determinate situazioni politiche, sono tutte le costruzioni internazionalistiche e societarie, le quali, come la storia dimostra, si possono disperdere al vento quando elementi sentimentali, ideali e pratici muovono a tempesta il cuore dei popoli. Questo spirito antipacifista, il fascismo lo trasporta anche nella vita degl’individui. L’orgoglioso motto squadrista “me ne frego”, scritto sulle bende di una ferita, è un atto di filosofia non soltanto stoica, è il sunto di una dottrina non soltanto politica: è l’educazione al combattimento, l’accettazione dei rischi che esso comporta; è un nuovo stile di vita italiano”.

Per questo essere antimilitaristi significa essere antifascisti e viceversa.

Invitiamo tutt* a divulgare e partecipare.

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