La mia classe è la Palestina

Realizzato dagli studenti dell’IC Matteotti di Torino

All’IPSEOA G. Pastore di Varallo Sesia si è recentemente svolta un’iniziativa didattica dal titolo La mia classe è la Palestina, con Norberto Julini di Pax Christi.
Il docente Francesco Ravelli, componente di Scuola per la pace che l’ha organizzata, ci invia il testo redatto da uno studente del secondo anno che ha espresso il significato e il valore culturale di questo percorso didattico, condotto per rendere consapevoli le studentesse e gli studenti che l’attualità del genocidio palestinese e dell’occupazione della Cisgiordania affonda le proprie radici in una lunga storia coloniale.

La mia classe è la Palestina, di Lorenzo Gallarotti
Recentemente, otto classi del nostro Istituto hanno avuto l’opportunità di partecipare a un incontro sulla Palestina curato dal prof. Norberto Julini, attivista con diversi trascorsi in quella terra e referente della campagna Ponti e non Muri di Pax Christi. L’iniziativa didattica, denominata La mia classe è la Palestina, è stata accolta con molto entusiasmo, distinguendosi per un approccio capace di coinvolgere le studentesse e gli studenti.
Il docente ha iniziato con una premessa sul sionismo, un approfondimento necessario che ha permesso di fare chiarezza sulle origini ideologiche di questo movimento razzista e colonialista, offrendo strumenti indispensabili per conoscere l’evoluzione del conflitto israelo-palestinese e per comprenderlo storicamente. Con lo scopo proprio di avvicinarsi alla questione, nella mia classe il prof. Francesco Ravelli aveva tenuto due lezioni di inquadramento storico, basate anche su materiali forniti dalla rete di insegnanti Scuola per la Pace Torino e Piemonte. Quelle spiegazioni si erano soffermate sul sionismo come progetto coloniale di insediamento, sulla resistenza palestinese (l’Intifada) e sulle rappresaglie di Israele, fino al genocidio perpetrato dallo Stato Ebraico contro i gazawi.
Tornando al prof. Julini, un aspetto significativo è stato il tipo di intervento didattico, condotto attraverso una metodologia esperienziale, agita nello spazio dell’aula. Ciò ha reso tangibili le dinamiche dell’illegalità dell’occupazione israeliana nei territori palestinesi, un’area abitata complessivamente da 12 milioni di persone, la cui grandezza è come quella del Piemonte e della Valle d’Aosta insieme. Attraverso questa simulazione, concetti spesso astratti come la limitazione della libertà di movimento per i palestinesi, la frammentazione del territorio e la negazione dei diritti inalienabili dell’uomo, ci sono arrivati in modo immediato e profondo, lasciando un’impronta significativa che potrebbe protrarsi a lungo.
Il riscontro è quindi stato estremamente positivo: l’approccio dinamico ha favorito un alto livello di attenzione, oltre che un reale coinvolgimento critico ed emotivo, come quando il prof. Julini ci ha letto la poesia Se devo morire di Refaat Alareer, ucciso da un attacco aereo israeliano nel nord di Gaza, oppure quando ci ha proposto di seguire un servizio del Tg3 dedicato ai soprusi di un colono verso una donna palestinese disarmata. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione formativa, capace di trasformare un tema di stretta attualità in un’esperienza di apprendimento concreto.
In occasione dell’ultimo dei quattro giorni di incontri, al nostro ospite è stato offerto un pranzo preparato ad hoc dalle classi del corso di cucina con la supervisione del prof. Giorgio Anselmetti. Il menù prevedeva hummus di ceci, maqluba e knafeh.

Realizzato dagli studenti dell’IC Matteotti di Torino

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Economia, lavoro, guerra: una città in recessione?

Mercoledì 20 maggio, alle ore 17.45, SPP vi invita al Polo del Novecento, in piazzetta Franco Antonicelli, dove si terrà l’incontro Economia, lavoro, guerra: una città in recessione?, organizzato con il Gruppo Città e Territorio dell’Unione Culturale.
Come sappiamo, la scelta politica per contrastare il declino industriale di Torino è bipartisan: la trasformazione da città delle auto a città delle armi. Nel suo messaggio in occasione del 1° maggio, l’arcivescovo Roberto Lepore ha espresso la sua forte preoccupazione per questo futuro nefasto, ma, tra i diversi poteri urbani, la sua voce è pressoché isolata. Tanto più è importante far sentire la nostra.
Nel corso dell’incontro verrà illustrata la Mappatura dal basso della filiera bellica e aerospaziale piemontese, condotta da giovani ricercatrici e ricercatori dell’assemblea StopRiarmo, che si può consultare a questo link.

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Incontro con Paola Caridi

All’IIS Primo Levi i progetti didattici sulla Palestina, ampiamente condotti nel corso di tutto l’anno scolastico, si arricchiranno di un incontro con Paola Caridi, organizzato dal docente Maurizio Russo, che si terrà il 13 maggio.
Secondo il prof. Russo il libro di Caridi, “Gerusalemme. La storia dell’altro” (Feltrinelli, 2025), è didatticamente molto efficace, specie per il biennio, ma è adatto anche per la scuola secondaria di primo grado.
Paola Caridi ha accolto l’invito del docente a tenere un incontro pubblico per la cittadinanza, che avrà luogo il 17 maggio alle ore 20, presso il Centro Studi Sereno Regis (via Garibaldi 13, Torino) e sarà organizzato da ANPI e SPP.
Si tratterà di un’occasione preziosa per ascoltare e interagire con la giornalista e scrittrice che molto ci ha insegnato in questi anni di genocidio.
Auspichiamo una folta e motivata partecipazione.

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Disegnare Nello specchio di Gaza

Il 29 aprile l’inaugurazione della mostra Nello specchio di Gaza, di disegni di allieve/i dell’IC Matteotti, tenutasi alla Biblioteca Ginzburg, è stata entusiasticamente partecipata da studenti, docenti e famiglie. I discorsi della DS e delle docenti, i video prodotti e utilizzati nel corso del lavoro, le poesie recitate dalle/gli allieve/i hanno coinvolto ed emozionato il pubblico. Una parte dei lavori, che rappresentano il frutto di un percorso didattico molto significativo ed efficace, si può vedere nel drive a questo link

LA MOSTRA E’ VISITABILE FINO ALL’11 MAGGIO

PRESSO LA BIBLIOTECA GINZBURG, Via Cesare Lombroso 16, Torino

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APPELLO ALLA MOBILITAZIONE: FERMIAMO L’ATTACCO ALL’ISTRUZIONE TECNICA, DIFENDIAMO LA SCUOLA PUBBLICA, NON SVENDIAMO IL FUTURO

Al Personale Scolastico,
alle Famiglie,
alle Studentesse e agli Studenti
alla Società Civile


L’istruzione tecnica è sotto attacco. Prima c’è stata la trasformazione in “indirizzo ordinamentale” della cosiddetta “filiera del 4+2” (dopo appena due anni di sperimentazione e un numero esiguo di corsi attivati), ora abbiamo il riordino dei percorsi quinquennali con radicali modifiche ai quadri orari e all’impostazione didattica: queste due misure segnano una svolta profonda che – se portata definitivamente a compimento – rovescerebbe le funzioni del sistema scolastico secondario.

Le due “riforme” riducono i saperi e tagliano il tempo scuola, piegando i fini dell’istruzione tecnica alla logica aziendale.

Ci vogliono far credere che in meno tempo si imparerebbe di più e meglio. Non è “modernizzazione” ma il ritorno a quel passato in cui certi percorsi scolastici erano del tutto strumentali alle esigenze del mercato del lavoro.

Una scuola impoverita. Ridurre il tempo scuola significa la mortificazione delle conoscenze di base, contribuendo così al processo di abbassamento culturale. Il riordino prevede il taglio delle discipline umanistiche e scientifiche, producendo la disarticolazione dei saperi disciplinari.


Una scuola dello sfruttamento precoce. Abbassare a 15 anni l’età per l’attivazione dei progetti di Formazione Scuola Lavoro trasforma gli studenti in manodopera da addestrare a costo zero, prima ancora che abbiano avuto la possibilità di raggiungere la necessaria maturazione critica.

Una scuola “aziendalizzata”. La proposta è quella di un modello didattico asservito alle esigenze contingenti delle imprese locali, dimenticando che la scuola deve formare cittadine e cittadini e non semplice forza lavoro. Ne sono prova l’imposizione, di fatto, della didattica per competenze e delle UDA come unica metodologia accettabile e la richiesta di stipulare accordi con le imprese affinché in aula entrino “esperti del mondo imprenditoriale”.

Una scuola degli esuberi. Oltre alla riduzione della qualità didattica vi è un taglio delle cattedre. La riduzione del monte orario annuale nel riordino dei percorsi quinquennali e l’incessante propaganda ministeriale per l’attivazione di indirizzi 4+2 comporteranno esuberi e soprannumerari. In modo vile – in nome della osannata flessibilità e autonomia – è stato chiesto ai singoli docenti di deliberare nei collegi quale classe di concorso sarebbe stata tagliata: ci hanno messo gli uni contro gli altri chiedendoci di decidere il collega che avrebbe perso il posto!


Una scuola dell’improvvisazione. L’avvio del riordino dei quadri orari, in assenza delle Linee Guida per le discipline e con il parere contrario del Cspi che invita l’amministrazione a considerare transitorio il decreto, limitandone la validità al prossimo anno scolastico, creerà gravi danni nei nuovi percorsi tecnici, sgretolando la serietà che da sempre caratterizza questo storico segmento del sistema d’istruzione.
I Collegi Docenti, convocati d’urgenza per deliberare come impegnare le ore di “flessibilità”, sono stati costretti dai tempi a farlo per il solo primo anno, rinunciando ad una visione
d’insieme dell’intero curricolo quinquennale. La riforma, inoltre, viene avviata a
iscrizioni concluse
, quando le famiglie hanno già operato la scelta della scuola superiore
sulla base di un’offerta formativa che verrà stravolta nel corso del quinquennio.


Una scuola à la carte. L’attribuzione alle singole scuole di un’ampia flessibilità di organizzazione dei curricoli (per andare incontro alle esigenze produttive del territorio!) renderà la proposta formativa di ogni istituto diversa da quella degli altri. È così smantellato il principio di un primo biennio con tratti fortemente comuni negli indirizzi tecnici, obbligando studenti e studentesse ad una scelta precoce e poco consapevole dell’indirizzo di specializzazione già al termine della scuola media. In aggiunta, la celebrata flessibilità mette in pericolo la comparabilità della preparazione degli studenti di analoghi indirizzi, minando così il valore legale del titolo di studio.


Una scuola di classe. Infine, questa riforma cristallizza le disuguaglianze: chi sceglierà l’istruzione tecnica, da questo momento in poi, verrà precocemente indirizzato verso binari professionali rigidi, limitando fortemente le proprie possibilità di proseguire gli studi universitari o di cambiare rotta nel proprio futuro. La scuola smette di essere un diritto e uno strumento di emancipazione per diventare un servizio formativo asservito alle logiche e richieste del mercato.Come Rete degli Istituti Tecnici in mobilitazione di Torino e Provincia

Come Rete degli Istituti Tecnici in mobilitazione di Torino e Provincia CHIEDIAMO con forza:

– il ritiro dei provvedimenti che predispongono il riordino degli istituti tecnici o quantomeno
la sospensione immediata dell’entrata a regime della riforma dal prossimo anno
scolastico, che rappresenterebbe un vero e proprio salto nel vuoto
– un ripensamento radicale dei quadri orari proposti, affinché il curricolo scolastico
rimanga solido, tutelando la specificità delle singole discipline d’insegnamento e
salvaguardando il monte orario complessivo attualmente in vigore
– una revisione del PECUP (Profilo Educativo, Culturale e Professionale) svincolandolo
dalle logiche di corto respiro delle aziende che non hanno a cuore la formazione dei
cittadini ma il proprio profitto
– maggiori investimenti nell’istruzione tecnica e in tutto il comparto scuola, anziché
tagli mascherati da innovazione, per restituire alla scuola la sua funzione di “ascensore
sociale” e di “organo costituzionale”.
Non ci accontentiamo di vaghe promesse fatte dal Ministro ai vertici di alcune organizzazioni
sindacali sulla salvaguardia degli organici per il prossimo anno solo per provare tardivamente
a placare la montante onda di protesta!
FERMARE LA RIFORMA DEI TECNICI È POSSIBILE
ED È POSSIBILE ADESSO SE CI MOBILITIAMO INSIEME!
Per questo invitiamo tutte le componenti della scuola, le organizzazioni sindacali, il
mondo dell’associazionismo e la cittadinanza a partecipare al
PRESIDIO DI PROTESTA
LUNEDÌ 20 APRILE | ORE 14:30
SOTTO L’UFFICIO SCOLASTICO REGIONALE (USR) DEL PIEMONTE

(Corso Vittorio Emanuele II, 70 – Torino – Fermata Metro “Re Umberto”)
RETE DEGLI ISTITUTI TECNICI IN MOBILITAZIONE DI TORINO E PROVINCIA
(per contatti e informazioni: assemblea.scuola.to@gmail.com)

LUNEDÌ 20 APRILE | ORE 14:30 |SOTTO L’ USR DEL PIEMONTE

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Presentazione del libro “Contrabbando di vita”, di Laura Ferrero

Martedì 14 aprile alle ore 18.30 al Magazzino sul Po Murazzi, ci dedicheremo, con Docenti per Gaza, il Nazra Film Festival, il BDS, a un approfondimento inedito sulla vita in Palestina, con la “presentazione circolare” del libro di Laura Ferrero, Contrabbando di vita. Prigionia, genere e riproduzione in Palestina (Carocci, Roma 2026), che, sulla base di una ricerca del 2015-16, tratta della pratica della fecondazione assistita da parte di palestinesi detenuti nelle carceri israeliane e delle loro mogli, attraverso il “contrabbando” di sperma dei padri, fatto arrivare alle cliniche aggirando le restrizioni a cui sono sottoposti i prigionieri.

Ingresso con tessera Arci.

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La scuola per la pace di Torino e Piemonte invita a votare NO al referendum costituzionale sulla giustizia

Perché andare a votare e perché andare a votare NO se ci battiamo per la pace e contro le guerre?

Perché in questi tre anni di guerra e propaganda abbiamo fatto esperienza sulla nostra pelle, nelle nostre scuole, di che cosa significa perdere, giorno dopo giorno, libertà, diritti e democrazia.

Ci hanno chiamati putiniani perché non aderiamo alla retorica dell’aggressore e dell’aggredito e ci opponiamo all’invio di armi all’Ucraina.

Hanno imposto nelle scuole, dopo il silenzio sull’Ucraina, il silenzio sul genocidio in Palestina. Per fare rispettare il silenzio, il ministro Valditara ha inviato gli ispettori nelle scuole colpevoli di ospitare la voce libera di Francesca Albanese.

Sempre Valditara ha imposto la regola assurda del contraddittorio, come se a scuola non ci fosse libertà di pensiero tra docenti e studenti, come se la scuola dovesse ridursi a un banale talk show, che forse è quello il modello di cultura che hanno nella testa.

Anche i corsi di formazione per gli insegnanti, sulla guerra e il genocidio in Palestina, sono stati censurati, se non erano di gradimento al ministero.

I libri di testo che non piacciono al ministero sono oggetto di censura. Gli editori sono intimiditi al fine di non lasciare emergere posizioni sulla storia contemporanea che critichino le scelte del governo. E’ questo il caso, noto e rilanciato dai media perché verteva sull’immigrazione, del manuale Trame del tempo.

I decreti sicurezza uno e due sono stati studiati per colpire le forme di protesta dei manifestanti che il governo ha individuato come bersaglio: lavoratori che occupano le strade, i senza casa che occupano immobili abbandonati, gli attivisti ambientali, gli studenti che in forma non violenta bloccano il traffico sulle strade oppure le stazioni e gli aereoporti.

Le situazioni che abbiamo citato sono tutte situazioni in cui direttamente o indirettamente alcuni di noi sono stati coinvolti.

La storia insegna e solo chi non vuole vedere rimane indifferente. E’ chiaro che adesso è venuto il momento dei magistrati. Bisogna impedire le inchieste scomode, che sono quelle contro il governo, la sua maggioranza e in generale chi in Parlamento baratta diritti in cambio di favori e non vuole essere disturbato da nessuno. Non vuole essere contestato dalle manifestazioni dal basso e non vuole subire controlli di legalità dall’alto.

La via intrapresa contro la Costituzione sulla guerra (l’articolo 11 è infatti stato dimenticato) ci porta a smantellare altri pezzi della Costituzione. Al centro del mirino oggi c’è la separazione dei poteri, c’è la subordinazione della magistratura alla politica.

Difendere la pace significa difendere la Costituzione, quella scritta da Terracini e da Calamandrei non quella sfregiata da Meloni e Nordio.

Votiamo convinti per tutelare la nostra libertà, votiamo convinti perché nella lotta contro la guerra la costituzione democratica e antifascista va preservata e difesa.

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La disobbedienza civile delle/gli studenti contro le guerre

Al Liceo Einstein, nell’intervallo, sono state bruciate in cortile le bandiere di USA e Israele.
Secondo la legge è un reato, lo sappiamo.
Dunque le/gli studenti hanno scelto di compiere un atto di disobbedienza civile che non comporta alcuna violenza, alcun danno verso persone o cose, ma che ha una forte valenza simbolica e politica.
Usa e Israele hanno scatenato una guerra illegale contro l’Iran e il Libano che sta incendiando il Medio Oriente e creando una crisi energetica senza precedenti: chi potrebbe negarlo?
Usa e Israele hanno annientato il diritto internazionale che a scuola si insegna insieme con la Costituzione per formare cittadine/i consapevoli. Chi potrebbe negarlo?
Il gesto di bruciarne le bandiere significa che le guerre e i genocidi di coloro che si credono i re del mondo non appartengono a loro, significa ripudiare la guerra come strumento di risoluzione dei conflitti (art. 11 della Costituzione).
Lo slogan “Noi non ci arruoliamo” a sua volta significa una scelta consapevole per la pace e la giustizia sociale, secondo i valori che a scuola cerchiamo di insegnare.
Mentre il mondo adulto affoga nelle sue contraddizioni e ipocrisie, mentre i potenti della terra stanno conducendo l’intero pianeta sull’orlo della distruzione, la disobbedienza civile delle/gli studenti è dunque un atto di responsabilità e di coraggio, un richiamo alla ragione contro la follia della guerra, come proclamava instancabilmente Erasmo da Rotterdam.
Ai giovani che mostrano di sapere da che parte stare va dunque la nostra solidarietà di docenti pacifisti e antimilitaristi perché il loro ripudio della follia della guerra e dei genocidi, il loro rifiuto di essere complici di politiche di morte e di distruzione sono anche i nostri e il loro aperto gesto di disobbedienza civile ravviva in noi la speranza che la nuova generazione saprà lottare per fermare le guerre e per costruire un mondo più giusto.


19 marzo 2026

Scuola per la pace Torino e Piemonte


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Riparte il movimento?

13 marzo 2026, ore 18 – Volere la luna, via Trivero 16, Torino

Riparte il movimento? A Roma la manifestazione nazionale contro le destre e contro le guerre. In partenza dai porti europei una nuova e più grande Flotilla per Gaza. Si sta forse aprendo una nuova stagione di mobilitazione politica e sociale?

Ne parliamo con:

Maria Elena Delia, portavoce nazionale della Global Sumud Flotilla,

Giorgio Monestarolo, Scuola per la pace Torino e Piemonte,

Filippo Barbera, sociologo dell’Università di Torino.

Modera Terry Silvestrini.

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Il volantinaggio di Gioventù Nazionale davanti all’ingresso del Liceo Cavour

Il volantinaggio di Gioventù nazionale davanti all’ingresso del liceo Cavour, la mattina del 26/02/26, è stato un flop.

La distribuzione di contenuti che spingono all’odio e al disprezzo verso giovani di origine straniera, che ledono l’idea di cittadinanza multietnica e cosmopolita, non ha trovato appeal negli/nelle studenti che sono transitati/e, come di consueto, dall’ingresso alle aule, ma anzi ha avuto l’effetto di suscitare attenzione e reazione a contrasto, di slogan tesi a fomentare paura e razzismo, consolidando lo scambio e l’interazione fra studenti e docenti finalizzata alla produzione di cultura democratica.
La Prof.ssa Cristina Bracchi, componente della Scuola per la pace di Torino e Piemonte, e del Collegio docenti del LCeM Cavour di Torino, a seguito dell’episodio, ha proposto alla discussione, nella seduta del Collegio del 27 febbraio 2026, un breve testo, firmato poi da 55 docenti, che afferma, quale scelta ideale e pedagogica concreta, l’adesione del comportamento e dell’azione docente ai principi della Costituzione italiana.


Il testo:


La scuola plurale e inclusiva che promuoviamo al Liceo Classico e Musicale Cavour di Torino non è interessata a provocazioni, da chiunque presentate, a contenuto razzista, discriminatorio e violento. Il giorno 26 febbraio 2026 all’ingresso della sede di Corso Tassoni, un gruppo di giovani di Gioventù nazionale, vicina a Fratelli d’Italia, si è presentato alle ore 8:00 con un corredo di volantini, ben noto in città perché lo stesso copione si è svolto all’ingresso di altri istituti scolastici torinesi, che fomentano l’odio verso i cosiddetti ‘maranza’ e invitano a seguire invece presunti valori e stile di vita dei
promotori, evidentemente razzisti e illiberali. Il corredo prevedeva anche la polizia e la digos, in sevizio grazie ai soldi dei/delle contribuenti, che invece di proteggere e accompagnare con la loro presenza l’idea democratica di pace, accoglienza e pluralità vigilava affinché i volantini xenofobi potessero essere distribuiti senza ostacoli.
Il Liceo Cavour ribadisce il proprio stile di cittadinanza democratica e ricusa ogni tentativo di strumentalizzazione da parte di chi confonde il diritto di espressione con l’espressione illiberale del disprezzo e dell’odio verso chiunque e qualsiasi categoria sociale.


Torino, 27 febbraio 2026

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